CIO: no a Fortnite ed a tutti i titoli di guerra, ma ne siamo sicuri?

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La guerra del CIO e del CONI per gli sport virtuali è iniziata. E cosa c’è di meglio che non dettare da subito delle regole “strampalate” giusto per far parlare di sé e far capire a tutti chi comanda?

Ci siamo. Tutto comincia, sempre, con delle storture: ed ecco la prima o l’ultima in ordine di arrivo da parte del CIO: no a Fortnite ed a tutti i titoli di guerra, Ciò vuol dire che negli sport virtuali o virtual sport (come definiti dal CONI) non ci saranno titoli come COD, Fortnite appunto, Rainbow Six e forse anche LOL (ma questo non è detto). Beh, nulla di nuovo direte voi, e invece sì.

La novità arriva proprio da Tokyo 2020 (anzi 2021 ormai) dove, nella pisola 10 metri, fa riflettere la medaglia d’oro all’iraniano Javad Foroughi che sarebbe, per ciò che riporta la rete e per ciò che ha riportato anche la Gazzetta.it nei giorni scorsi, un membro dei Guardiani della Rivoluzione Islamica e cioè un gruppo paramilitare che ha al proprio attivo una lunga serie di omicidi in Libia, Siria ed altri Paesi limitrofi.

Se sei Fortnite ti tirano le pietre

Così, va tutto bene se a vincere una medaglia olimpica è un membro di un gruppo di assassini ma non va bene far giocare dei ragazzi ad un videogioco dove si spara – per finta ci teniamo a ricordarlo – ad altri videogiocatori. C’è da dire che il CIO ha affermato che andranno a fondo della questione di Javad Foroughi e si sono detti pronti a rivedere il podio se le notizie fossero fondate: ma non è questo il punto. Il punto è che si sta facendo molto rumore per nulla su titoli di guerra e poi, alle Olimpiadi quelle vere, quelle con la “O” maiuscola, vince una persona armata che – forse – ha usato quella pistola anche per altri scopi: ripetiamo, forse, perché la notizia è da confermare.

E questa è casa mia, e qui comando io!

Ecco perché, come si diceva poco fa, sembra proprio che le decisioni – azzardate se vogliamo – dettate da CONI e CIO non siano dettate da scelte ragionate, statistiche, consulenze, riunioni eccetera, ma solamente dalla volontà di dire: qui comando io e decido io chi è dentro e chi è fuori. Ci sono però degli aspetti che andrebbero ricordati a CONI e CIO e che, anzi, dovrebbero ricordare loro prima di fare scelte di questo tipo. In particolare, c’è un aspetto che andrebbe preso in seria considerazione perché potrebbe decidere le sorti della riuscita di un progetto come quello esports: tranquilli CONI e CIO, ve lo spieghiamo noi che da anni siamo nel settore e che non prendiamo decisioni perché semplicemente comandiamo ma perché è il mercato che detta le regole.

Ma il pubblico, dove lo mettiamo?

Ecco la vera domanda: ma il pubblico, dove lo mettiamo? Cioè: ok, non vogliamo Fortnite, non vogliamo COD, non vogliamo Rainbow e chissà cos’altro, ma è lì il grosso del pubblico degli esports in Italia e nel mondo. Prima di prendere decisioni, dunque, andrebbe tenuto in considerazione dove il pubblico dirige le sue attenzioni, quali sono i programmi Twitch e YouTube più guardati: manca, insomma, un’analisi di mercato, credo, che non può mancare in realtà.

La buona notizia è che c’è tempo. Sì: anche CONI e CIO, come la maggior parte delle federazioni in Italia e non solo, ci mettono un po’ di tempo nel gestire le cose e nel prendere le decisioni. C’è il tempo, dunque, per fare in modo che tutto possa ancora cambiare. Noi, fino ad allora, continuiamo a giocare a tutti i titoli che vogliamo senza preoccuparci del fatto che possa essere giusto o sbagliato: in fondo stiamo solamente “sparando dei byte ad altri giocatori” (come già scritto da qualcun altro).